La seconda e ultima parte della discussione della parte civile nel processo per la morte di Denis Bergamini, tenutasi al tribunale di Cosenza, si è concentrata su tre aspetti fondamentali: la validità delle tesi medico-scientifiche, il comportamento di Isabella Internò dopo la morte e le varie versioni fornite dai familiari riguardo a una cena che si sarebbe svolta il 18 novembre 1989, il giorno della tragedia. La procura di Castrovillari ha chiesto 23 anni di reclusione l’ex fidanzata del calciatore rossoblu, accusata di omicidio volontario in concorso con ignoti.
Nelle sue dichiarazioni, l’avvocato Fabio Anselmo ha messo in dubbio la credibilità delle indagini condotte negli ultimi 35 anni, evidenziando una intercettazione in cui si menzionano sospetti riguardo all’omicidio di Bergamini. Anche l’avvocato Alessandra Pisa ha sottolineato il comportamento di Isabella dopo la tragedia, citando come il suo mancato interesse per il corpo di Denis dimostrasse una mancanza di empatia. Secondo l’avvocato, la Internò mirava a riprendere una posizione sociale che aveva perso. La Pisa ha anche chiarito che gli esami medico-legali confermerebbero che Bergamini è stato ucciso.
Silvia Galeone ha esaminato le incongruenze riguardo alla cena di Santa Chiara, evidenziando ben undici versioni discordanti da parte dei familiari. Queste discrepanze danno l’impressione di un possibile falso alibi. L’avvocato ha messo in evidenza le contraddizioni nelle testimonianze e ha chiesto se sia plausibile che un giovane calciatore in gamba abbia preso una decisione così estrema come il suicidio. Infine, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità morale di affrontare la verità dopo 35 anni di ambiguità nella vicenda.



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