Con l’arringa difensiva dell’avvocato Angelo Pugliese si è conclusa, dopo tre anni e oltre 60 udienze, la fase dibattimentale del processo per la morte di Denis Bergamini. La Corte d’Assise di Cosenza dovrà adesso decidere se Isabella Internò sia da considerare la mandante dell’omicidio dell’ex centrocampista rossoblù; la Procura ha chiesto una condanna a 23 anni di carcere, oppure se si sia trattato di suicidio.
Pugliese ha espresso con fermezza la convinzione dell’innocenza della sua assistita, suggerendo che la procura di Castrovillari potrebbe essere non solo incapace, ma anche connivente, un’accusa particolarmente grave. Nella sua arringa di oltre cinque ore, il legale cosentino ha contestato la validità scientifica dell’esame sulla glicoforina, evidenziando che gli esperti riconoscono che il test è ancora in fase sperimentale.
Secondo Pugliese, “Denis Bergamini era depresso per l’infortunio, una zia si era suicidata, quindi in famiglia c’era già stato un precedente; su di lui erano state fatte delle indagini riguardo a una presunta sieropositività e, inoltre, non riusciva a liberarsi dalle maglie della criminalità organizzata in cui Padovano lo aveva messo contro il suo volere”.
Per il legale cosentino regge ancora la tesi del suicidio. Pugliese ha poi aggiunto: “L’accusa deve provare il capo di imputazione; il fatto deve essere totalmente provato”. Rivolgendosi alla Corte, ha dichiarato: “Per condannare l’imputata dovrete dimostrare che quel pomeriggio è stata lei a chiamare Bergamini, dovrete provare la presenza sul luogo di queste persone ignote e dovrete dimostrare che Bergamini è stato narcotizzato o che le sue capacità siano state ridotte”. L’udienza è stata quindi aggiornata a martedì, quando ci saranno eventuali repliche del pm Luca Primicerio e della parte civile Fabio Anselmo, e la camera di consiglio per la sentenza


