Nonostante il passare degli anni, i giocatori del Cosenza di Gianni Di Marzio, che nel 1987-88 conquistarono la promozione in Serie B, si sono ritrovati lunedì 13 gennaio per onorare la memoria di Denis Bergamini. In un gesto di profondo affetto, tanti ex rossoblu hanno fatto visita alla tomba del centrocampista, tragicamente scomparso il 18 novembre 1989 lungo la SS106 Jonica a Roseto Capo Spulico. C’era anche Michele Padovano, che ha rilasciato alcune dichiarazioni al Corriere di Bologna. “È stato un momento bello e piacevole, soprattutto ora che finalmente stiamo iniziando a scoprire la verità”.
Ritrovandosi dopo trentacinque anni, Padovano ha descritto l’esperienza come un ritorno a un tempo in cui il Cosenza giocava, come se nulla fosse cambiato. “Mi piace molto come metafora. È come se quel Cosenza non avesse mai smesso di giocare. Ritrovarci nel segno del nostro grande amico è stato un gesto nobile”.
Fin dal tragico giorno della morte di Bergamini, mai nessuno ha creduto che fosse un suicidio. Anzi, lo scorso ottobre, il tribunale di Cosenza ha condannato l’ex fidanzata Isabella Internò a 16 anni di carcere per omicidio. “Mai abbiamo pensato che Denis si fosse tolto la vita. Lo conoscevamo e sapevamo quanto amasse la vita. Abbiamo sempre creduto nella giustizia, anche se è arrivata con un lungo ritardo” sottolineando che la sentenza ridà dignità non solo ai compagni di squadra, ma sopratutto alla famiglia di Denis.
Quando si parla di Bergamini, l’ex attaccante rossoblu non può fare a meno di descriverlo come una persona straordinaria. “Era il migliore di noi. Un ragazzo meraviglioso, solare, sempre pronto a portare un sorriso. Ho avuto la fortuna di condividere quattro mesi con lui, e i ricordi di quel periodo sono indelebili”.
Un legame così forte che ha portato Padovano a dare al suo figlio il nome di Denis. “Ogni volta che lo chiamo, è come se rivedessi anche Denis. Era il minimo che potessi fare, un omaggio a un amico che ha significato tanto per me“.
Il processo per la morte di Bergamini ha visto Padovano difendersi da pesanti accuse che lo accostavano a circostanze poco raccomandabili. “Ho vissuto male quelle insinuazioni. C’è stata un’intenzione di depistare la verità, infangando la memoria di Denis e accostandola alla mia. Ci sono voluti trentacinque anni per arrivare a questa sentenza, e questo la dice lunga su quanto fosse difficile far emergere la verità“.
In aula, durante il processo, l‘avvocato Fabio Anselmo ha chiuso la sua arringa con un’affermazione forte: “Quando parlate di Padovano, sciacquatevi la bocca”. A riguardo l’ex numero 11 del Cosenza ha dichiarato “È stato un momento emozionante. Anselmo ha capito da subito quanto fossi legato a Denis. I miei racconti e quelli della famiglia lo hanno fatto conoscere, e ora speriamo di arrivare a una conclusione giusta per tutti”.


