Sarà l’Inter U23 a completare l’organico della prossima Serie C, prendendo il posto della Spal, ufficialmente estromessa dal Consiglio federale. Dopo l’esperienza effimera del Milan Futuro nella scorsa stagione, conclusasi con una rapida retrocessione in Serie D, il campionato di terza serie si appresta a ospitare per la prima volta i giovani nerazzurri. L’Inter avrà tempo fino al 18 luglio per perfezionare tutti i passaggi formali, consolidando così un tridente di seconde squadre composto anche da Atalanta U23 e Juventus Next Gen.
La Spal, retrocessa e poi esclusa, è l’ultimo simbolo di un declino verticale. Solo quattro anni fa disputava la Serie A, mentre oggi si ritrova fuori da ogni categoria professionistica. Dopo il passaggio di proprietà a Joe Tacopina nel 2021, il club non è mai riuscito a rilanciarsi, al contrario di quanto accaduto con Roma, Bologna e Venezia durante le sue precedenti esperienze italiane.
Nel frattempo, la Pro Patria verrà riammessa per colmare il vuoto lasciato dalla Lucchese, esclusa a causa dell’apertura della procedura di liquidazione giudiziale. Un’altra posizione, tuttavia, rimane in bilico: quella legata al possibile ripescaggio del Ravenna. Tutto dipende dal Brescia di Massimo Cellino, che ha rinunciato all’iscrizione dopo una stagione conclusa con una pesante penalizzazione: quattro punti in Serie B e altri quattro da scontare nella stagione successiva, qualora decidesse di iscriversi.
Il club lombardo ha ottenuto una deroga fino al 24 giugno per presentare domanda d’iscrizione, scadenza estesa per alcune società coinvolte nei playoff e playout tra B e C. Tuttavia, il mancato pagamento degli stipendi e dei contributi (pari a 4,3 milioni di euro) rende praticamente certa la bocciatura della domanda. Se Brescia dovesse comunque presentare la documentazione, anche senza speranza di accoglimento, ciò permetterebbe al Ravenna di essere ripescato. In caso contrario, salirebbe invece il Caldiero Terme, squadra retrocessa ma seconda nella graduatoria dei ripescaggi dopo la già confermata Pro Patria.
La situazione rimane fluida, ma si va delineando una Serie C con molte novità e un numero crescente di squadre B, sempre più presenti nel panorama professionistico. Una tendenza che da un lato favorisce lo sviluppo dei vivai, ma dall’altro modifica profondamente l’equilibrio competitivo della categoria.



Il ragionamento mi sembra ineccepibile: anche se l’attuale dirigenza dovesse ingaggiare un buon allenatore e un buon d.s. e dovesse fare una squadra competitiva per lottare per la promozione (addirittura primi o secondi) dovremmo comunque disertare in massa lo stadio……..a volte mi chiedo seriamente se questi commenti vengono da tifosi del Cosenza o da provocatori esterni che sembrano avere quale unico obiettivo destabilizzare ulteriormente l’ambiente. Chi non riconosce i limiti della gestione Guarascio non è certo un intenditore di calcio e nemmeno un vero tifoso del Cosenza, e sino a qui siamo tutti d’accordo, ma continuare all’infinito con questa litania della cessione della società a terzi mi sembra veramente intollerabile. Premesso che il Cosenza Calcio è una società privata e non pubblica, anche se di indubbio interesse per l’intera città perchè porta il suo nome, come tifosi non possiamo certo imporre al suo proprietario di cederla a potenziali acquirenti, specie qualora il prezzo d’acquisto offerto non sia considerato congruo da chi dovrebbe vendere. Quanto alla qualità degli acquirenti o presunti e aspiranti tali ci andrei con i piedi di piombo, vedendo la fine fatta dalla Reggina, dal Taranto, dalla Spal, dalla Lucchese e forse anche dal Brescia. Fare salti nel vuoto, dopo i recenti trascorsi con i vari Stella, Intrieri, Nucaro e Cannella, non mi sembra una grandissima idea e tra il peggio e il meno peggio, se mi consentite, scelgo sempre il meno peggio. Chi scrive non è per nulla un guarasciano, me ne guarderei bene, ma un semplice tifoso sviscerato del Cosenza da oltre cinquanta anni, che ne ha viste di cotte e di crude, ed è in grado di garantirvi che l’attuale dirigenza, pur con tutti i suoi limiti, non è certo la peggiore della storia del Cosenza Calcio. Quindi cessione si, ma solo se chi subentra ha la solidità economica ed il vero intento di riportare il Cosenza in serie B.