I Carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche hanno ricostruiscono la dinamica dell’accaduto
In Corte d’Assise a Cosenza è ripreso il processo sulla morte di Denis Bergamini, ex calciatore rossoblu morto nel novembre del 1989. Il primo testimone è stato Francesco Miglino, tecnico esperto di infortunistica stradale. Nel corso della sua lunga deposizione, il teste ha spiegato i vari passaggi legati al funzionamento del cronotachigrafo. Esaminando i dati si scopre di una brusca frenata effettuata dal camion guidato da Raffaele Pisano, passato da 22 km orari a zero, prima di arrestare il camion. Secondo i suoi riscontri, “lo spazio di frenata del camion è circoscritto in una forbice compresa tra 3 e 6 metri”, mentre il perito incaricato all’epoca dei fatti aveva parlato di una forbice di 15-18 metri.
Subito dopo è toccato Colonnelli Carlo Romano, Vincenzo Lotti, Aldo Mattei del Ris dei Carabinieri fornire dettagli sulle analisi condotte. Le prime indagi risalgono all’ottobre del 2011. Analizzando oltri ai reperti anche le foto dell’epoca è stato possibile rintracciare tracce di sangue sul predellino del camion di Pisano (tracce non necessariamente legate all’incidente). Ma l’aspetto più importante riguarda quello relativo all’assenza “nella parte anteriore del camion di segni di impatto” .
Secondo la tesi dei Ris dunque il corpo di Bergamini era già sull’asfalto “è stato colpito da ruota anteriore destra bloccata. Il corpo è stato trascinato per 5-8 metri”. Dunque il cadavere di Denis sarebbe stato parzialmente sormontato sulla parte destra e dopo una lieve marcia indietro è passato da posizione supina a prona. Viene smentita dunque l’ipotesi del tuffo del calciatore rossoblu sotto le ruote del camion. I tre Carabinieri hanno evidenziato come questa ipotesi sia: “minore dell’1%”.



Vergogna… Ancora dopo anni cerchiamo le prove.. Che sono evidentissime… Ci sarà mai giustizia