In aula la testimonianza della sorella dell’ex centrocampista rossoblu: “Vidi il volto di mio fratello intatto, aveva soltanto una macchia tonda sulla tempia sinistra. Sembrava dormisse”
Una testimonianza lunghissima che si concluderà il prossimo 4 Aprile. Donata Bergamini ha parlato a lungo nella sua deposizione come teste nel processo in Corte d’assise a Cosenza nel processo per la morte di suo fratello Denis.
Il loro ultimo incontro è datato 13 Novembre 1989 quando il centrocampista ferrarese si fermò ad Argenta dopo la gara tra Monza e Cosenza. Poche ore con i propri familiari per festeggiare il compleanno della nipotina Alice prima di tornare in Calabria. Poi la terribile tragedia : “Il 18 novembre ero a cena a casa da amici. Quando il mio ex marito arrivò era bianchissimo in volto, mi disse “Donata preparati, dobbiamo partire. Denis ha avuto un incidente”. Un lungo viaggio dall’Emilia fino alla Calabria: “Arrivati in Caserma a Roseto, ci dissero di andare in ospedale a Trebisacce ma la camera mortuaria non era ancora stata allestita e così tornammo a Roseto per parlare con il brigadiere Barbuscio. Il piantone ci disse che avremmo dovuto aspettare perché Barbuscio “doveva farsi la barba”.
Il racconto di Donata è lungo e dettagliato e poi si sposta sul riconoscimento del corpo: “Mi sentii male perché vidi il volto di mio fratello intatto, aveva soltanto una macchia tonda sulla tempia sinistra. Sembrava dormisse. Ci dissero che non potevamo toccarlo, noi di nascosto sollevammo il lenzuolo: aveva i calzini e, all’altezza delle parti intime, un sacco nero”. L’autopsia, non fu mai disposta dall’allora procuratore di Castrovillari Ottavio Abbate: quest’ultimo, nel corso dell’interrogatorio di Donata del 2 dicembre ‘89, dirà: “Sappiamo che non è stato un suicidio, ma siamo in Calabria…”. La deposizione di Donata Bergamini proseguirà il 31 marzo, ma per il controesame degli avvocati della difesa previsto per giorno 4 Aprile.


