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Cosenza, la notte dei 110 anni tra l’apparire e l’approssimazione

Momenti di passione e amore verso i colori rossoblù soltanto grazie ai tifosi, a Gianluca Di Marzio e Allan Baclet. Organizzazione delle celebrazioni per l'anniversario della nascita del club a tratti molto imbarazzante con scelte discutibili

Più che una notte di passione e amore verso il Cosenza, le celebrazioni per i 110 anni di storia del club rossoblù sono stati consegnati agli archivi come il festival dell’apparire. E dell’approssimazione, dal punto di vista organizzativo. La sconfitta sul campo con la Sampdoria ha poi reso ancora più amara la serata. Impianto audio da dilettanti, non si è sentito praticamente niente. Almeno dalla parte di tribuna in cui l’ultracentenario club ha, ormai da tempo, decentrato lo scomodissimo e poco professionale spicchio riservato a un’ampia fetta degli operatori dell’informazione.

Un capitolo a parte merita il gioco di luci che non si è visto nella completezza per come invece era nel progetto organizzativo (che vi abbiamo mostrato in esclusiva). Tutta “colpa” dei riflettori che sono rimasti accesi. Ovviamente ci sarebbe stato bisogno di buio, per potersi godere lo spettacolo di colori e di luci. Nell’immediatezza dell’evento sulle chat riservate a coloro i quali gravitano all’interno delle stanze dei bottoni, è stata fatta circolare la voce secondo la quale la Lega B non avrebbe autorizzato lo spegnimento dei fari. La classica toppa peggio del buco! Chi ha organizzato l’evento, evidentemente, non aveva previsto l’aspetto più importante. Per come ci è stato spiegato da un esperto a conoscenza dell’imbarazzante organizzazione della serata.

“Allo stadio di Cosenza – ci è stato riferito – non ci sono i led di ultima generazione come in quasi tutti gli stadi italiani, in cui il gioco di luci viene fatto anche durante la lettura delle formazioni oppure dopo un gol. I fari di nuova generazione sono muniti di controller automatico grazie al quale con semplicità aumenti o diminuisci la potenza. Invece al Marulla avessimo spento i riflettori, dal momento della riaccensione sarebbe passato molto tempo prima che la luce illuminasse lo stadio…”.

Ma la cosa che più è mancata è stata la passione, l’amore verso i colori rossoblù. Che di certo non potevano manifestarsi attraverso gonfaloni e fasce tricolori. Per fortuna ci hanno pensato Gianluca Di Marzio e Allan Baclet a far pulsare il cuore di emozioni. Grazie a loro sono stati lanciati cori che hanno coinvolto il pubblico. E poi i tifosi: il vero spettacolo si è visto soltanto sugli spalti del Marulla. Una degna cornice alla serata. Spalti colorati di rossoblù, di amore e di tanta passione.

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