“Trentacinque anni che potevano essere evitati se qualcuno avesse fatto il proprio dovere”, inizia cosi la lunga intervista rilasciata sulle colonne del quotidiano Il Resto del Carlino da Donata Bergamini, la sorella di Denis il centrocampista rossoblu, scomparso il 18 Novembre del 1989. Solo lo scorso 1 ottobre la sentenza della Corte di assise di Cosenza ha messo nero su bianco che Denis è stato ucciso per un delitto di onore e non si e suicidato come sostenuto per anni dall’ex fidanzata.
Trentacinque anni di sofferenza e battaglie, ma questo anniversario è sicuramente diverso. Come lo vive?
“Trentacinque anni che potevano essere evitati se qualcuno avesse fatto il proprio dovere, e questo, assicuro, fa veramente tanto male e lascerà segni indelebili in una famiglia composta da più generazioni. Ovviamente la gioia grande è quella di aver permesso a mio fratello di iniziare a volare perché lo avevano coperto di tutto il fango immaginario”.
Che cosa ricorda ancora nitidamente oggi di quel 18 novembre di 35 anni fa?
“Ricordo tutte quelle assurdità che ci sono state raccontate a cui non credevamo e ancora oggi mi chiedo come abbiamo fatto a metterle insieme. Oltre alle assurdità raccontate, ho i visi stampati con le espressioni di chi le raccontava e il vomito che mi assaliva davanti a tanta melma. Ricordo nitidamente il viso di mio fratello dentro la bara, il viso e gli sguardi di mio padre e di mia madre”.
“L’arresto di una persona non mi porta contentezza, la rabbia è tanta, e indubbiamente la signora non può restare impunita, così come non lo devono restare altri. La contentezza è che ciò che dicevamo era vero, Denis è stato ucciso”.
C’è mai stato un momento in cui ha dubitato delle sue convinzioni su quanto realmente accaduto a Denis?
“Non ho mai pensato che Denis si fosse ucciso semplicemente perché si vedeva, come abbiamo sempre sostenuto”.
Potendo, che cosa direbbe a suo fratello dopo questi 35 anni e dopo la condanna?
“A Denis dopo 35 anni e la condanna semplicemente direi: certo che quella donna è fortunata con solo sedici anni di condanna. Ma anche aggiungerei che chi ha sbagliato deve pagare perché non può e non deve uscire indenne chi è coinvolto in azioni o in coperture omicidiarie, indipendentemente dal tempo trascorso dal reato. Perché viene tolta una vita e i famigliari delle vittime saranno sempre colpite dall’invalidità permanente di un dolore causato da terze persone”.



provate per un attimo se vostro fratello fosse stato ucciso cosi. immaginate per un attimo se fosse vostro, nostro il dolore della sorella e dei genitori di denis…..
Bisogna arrestarne ancora tanti