Il 23 febbraio non è mai una data qualunque per la città dei Bruzi. È il giorno in cui l’identità rossoblù si rinnova, quest’anno toccando il prestigioso traguardo dei 112 anni di storia. Eppure, nonostante il peso di oltre un secolo di tradizione calcistica, l’anniversario del Cosenza Calcio è trascorso in un clima di sorprendente sobrietà, quasi di distacco, da parte dei vertici societari.
Una celebrazione “virtuale”
A differenza di quanto accaduto in passato o di quanto avviene solitamente in piazze di simile tradizione, la società si è limitata alla pubblicazione di un post commemorativo sui canali social ufficiali. Tra l’altro con una immagine che non ha niente di rappresentativo sia per il club sia per la città: lo stadio non è il Marulla e il castello non è quello Svevo. Nessuna dichiarazione, nessun evento celebrativo coinvolgente la città o il settore giovanile, e soprattutto nessuna dichiarazione ufficiale da parte dei vertici.
Il silenzio dell’amministratore unico Rita Rachele Scalise e del presidente onorario Eugenio Guarascio ha sollevato non poche perplessità nell’ambiente. In una giornata che dovrebbe servire a rinsaldare il legame tra club e territorio, l’assenza di un segnale forte è stata interpretata da gran parte della tifoseria come l’ennesima conferma di una distanza emotiva tra la proprietà e l’anima pulsante della piazza.
Il contrasto con la passione della piazza
Mentre la sede di Via Conforti 25 restava silente, il battito della tifoseria è stato, come sempre, vibrante. I sostenitori hanno inondato il web di ricordi, foto e messaggi d’amore per i colori rossoblù, rivendicando con orgoglio un’appartenenza che prescinde dalle categorie e dai risultati del campo.
Questo paradosso — una base popolare caldissima a fronte di una dirigenza percepita come burocratica e poco incline alla partecipazione emotiva — resta il nodo centrale del dibattito sportivo cosentino. La gestione attuale, pur garantendo negli anni la stabilità amministrativa, continua a scontrarsi con la richiesta di una maggiore empatia e progettualità identitaria.
Prospettive future
In un calcio moderno dove il “brand” si costruisce anche e soprattutto sulla valorizzazione della propria storia, la scelta del Cosenza di non onorare i 112 anni con iniziative tangibili appare come un’occasione persa. Resta da capire se questo approccio minimalista sia una scelta comunicativa deliberata o il riflesso di un disimpegno relazionale che rischia di logorare ulteriormente il rapporto con la città.





Al peggio non c’è mai fine. Maledetti.
Liberate il Cosenza calcio!!!
Cosenza vi respinge……..siete un corpo estraneo.
quello non è il Marulla!
quello non è il Castelo Svevo!
Sono imbarazzanti, un’umiliazione al giorno
Non vediamo l’ora che Guarascio si decida a cedere la società, dopo i suoi 14 anni in chiaroscuro! Così vedremo finalmente cosa riusciranno a costruire i successori e sopratutto non sentiremo più le vostre lagne continue, tipiche delle vecchie zitelle inappagate! Ma comunque, sfogliando l’almanacco di quanti l’hanno tristemente preceduto, onestamente ci sarebbe da stare davvero poco allegri!
elaborano un’immagine con l’ia per festeggiare il compleanno del Cosenza, ci mettono dentro lo stadio del Catania e il castello di Salerno e per voi è tutto apposto. ok
Hanno festeggiato loro due a casa davanti nu bellu fuculare e na bella bottiglia di Dom Perignon ara faccia nostra
Con Teo 🥸
Sparite
Un compleanno si festeggia quando c’è una famiglia unita. Che c’è da festeggiare? Siamo alla frutta in questa città tra pagliacci, avvelenatori e quaquaraquà. Un tifo unito solo fuori lo stadio una stampa avvelenatrice e una società assente che ci manca… Ma andate a F….. FORZA LUPI!!!
OK, L’EMOZIONE PER QUESTO EVENTO CI STA TUTTA! MA SIAMO ONESTI ED OBIETTIVI: IN 112(!) ANNI, UNICI IN CALABRIA, NON ABBIAMO MAI ASSAPORATO LA SERIE “A”! È COLPA DI GUARASCIO? IO SEGUO IL COSENZA DAI TEMPI DEL BOMBER RENATO CAMPANINI E DELL’ALLENATORE OSCAR MONTEZ E QUESTO GAP MI ADDOLORA NON POCO, PERCHÈ NON SO SE MAI RIUSCIRÒ A VEDERLO CANCELLATO, VISTA LA MIA VENERABILE ETÀ!!!
Caro Raffaele, come ti capisco! Mio nonno mi racconta che agli inizi degli anni ’70 noi facevamo ridere e lui con gli amici, per vedere la serie A di Palanca e Ranieri, andavano all’allora stadio Militare di Catanzaro. Ma era convinto che prima o poi la serie A l’avremmo vista anche noi al nostro San Vito. Sono passati più di 50 anni e, purtroppo per noi, quel sogno è sempre rimasto tale!
Del Cosenza Calcio e di Cosenza città e di tutto il popolo rosso blu a questa società non gliene frega un bel niente.. ancora abbiamo bisogno di certezze su ciò ? Loro sono qui solo per la zuppa punto ..
Ma vergognati almeno un po!!!