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Processo Bergamini, in aula la nipote Alice: “Unico obiettivo della mia famiglia la ricerca della verità”

Sono state ascoltate le testimonianze di Alice Delle Vacche, figlia di Donata Bergamini e del Dottor Paolo Verri, psichiatra consulente dello studio legale Anselmo

Altre due nuove testimonianze nel processo in corte d’Assise per l’omicidio di Denis Bergamini, il calciatore rossoblu ucciso nel 1989 a Roseto Capo Spulico. La prima a salire al banco dei testimoni è Alice Dalle Vacche, primogenita di Donata, sorella del centrocampista del Cosenza, che aveva da poco compiuto 5 anni all’epoca dei fatti. Alice ha racconta i ricordi che ha dello zio: “Ogni volta che lui tornava a casa per me era un regalo, era il mio unico zio. Ricordo di essere stata a trovarlo a Cosenza e con lui era sempre un gioco. L’ultimo regalo che mi fece, degli scarponcini per il mio quinto compleanno, non mi erano piaciuti. Lui se ne accorse e andrò subito a comprarmi un gioco”.

Quindi dopo la morte dello zio la sua vita e quella della sua famiglia sono drasticamente cambiate. “I primi anni dopo la sua morte i miei genitori e i miei nonni scendevano spesso a Cosenza per capire cosa fosse successo e mi lasciavano sempre dai nonni paterni. Non ricordo come mi sentissi e cosa capissi al tempo, ricordo solo le tante volte che venivo lasciata dai nonni mentre loro partivano.  Mia mamma aveva come unico obiettivo la ricerca della verità. Il nonno negli anni aveva investito ogni suo risparmio nella ricerca della verità, anche per questo dopo la sua morte  e il rinvio a giudizio della Internò (settembre 2021) mia madre ha avuto un crollo. Grazie all’assistenza medica ma soprattutto alla sua tenacia ne è uscita e ora sta bene”.

Dopo Dalle Vacche ha testimoniato anche Paolo Verri, psichiatra consulente dello studio legale Anselmo al quale lo stesso avvocato si è rivolto per una consulenza sulle condizioni di Donata Bergamini. “Dal 1989 al 2020 Donata è stata per lo più ansiosa ha somatizzato ma è stata capace di reagire. Dopo il 2020 invece si può parlare di malattia depressiva grave e di manifestazioni psicotiche con manie persecutorie e sensazioni di minaccia. L’omicidio del fratello è un evento che ha caratterizzato la sua esperienza, con un riacutizzarsi di fenomeni depressivi nel momento in cui sono state riaperte le indagini”. La presidente della corte, Paola Lucente, ha chiesto delle condizioni mentali di Donata a cui Verri ha risposto: “Ha avuto una ricaduta nel 2022, ma si è ripresa. A marzo era assolutamente in grado di testimoniare”.

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